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Pionieri e luminari della fecondazione
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Pionieri e luminari della fecondazione

Articolo pubblicato su il Giornale di Sicilia domenica 11 febbraio 2018

Professor Ettore Cittadini

In un mondo che non risponde più ai comandi, il corpo è diventato eterno mentre, giovane, muore di guerra, di crimine, di sabato sera, di malattia, di suicidio. Si è trasformato in un'ossessione, ha occupato il pensiero, si è fatto prodotto. Il corpo è politico: lo è quello delle donne, da sempre al centro delle ansie religiose, legislative, sociali, da sempre regolato, imprigionato, controllato, temuto. Prendete le coppie che vogliono un figlio e non riescono ad averlo in modo naturale: in questi anni hanno dovuto correre i cento metri ad ostacoli, forse anche la maratona. La legge 40 del 2004, fortemente influenzata da un impianto cattolico, è stata smontata pezzo per pezzo dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimi certi paletti paletti? steccati, sarebbe meglio dire che avevano bloccato la ricerche e costretto migliaia di coppie a sottoporsi a faticosi e costosi viaggi della speranza verso paesi dove la fecondazione è regolata e praticata. Eppure la Sicilia, proprio negli anni in cui era solo una coppola, una piovra, un coccodrillo, procedeva all'incontrario nella ricerca scientifica sulla fecondazione in vitro, e superava tutti con Ettore Cittadini alla guida di un gruppo multidisciplinare di medici e biologi concentrati sull'infertilità. Sulla scorta di quell'esperienza la Fondazione di Ricerche e Studi ginecologici «Eva Candela» onlus organizzerà un convegno dal titolo «Lo stato dell'arte 40 dopo la nascita di Louise Brown». Tre giorni, dal 24 al 26 maggio, in cui arriveranno a Palermo i massimi esponenti mondiali nel campo della fecondazione assistita. A partire dai pionieri di quella che fu una vera e propria rivoluzione: insieme per parlare di nuove concezioni con la vecchia passione. «Quaranta anni dopo la nascita di Louise Brown che verrà a Palermo se riuscirà a incastrare il viaggio tra i suoi impegni di mamma di due figli abbiamo riunito veramente il meglio in questo campo, compresi Fishel, Donnez. Una straordinaria occasione, sotto il logo di Palermo Capitale», spiega Cittadini. Se la nascita di Lousie Brown fu accompagnata da esultanza scientifica per il lavoro di Edwards e Steptoe, ma anche da disprezzo da parte di chi denunciò i rischi di eugenetica e di manipolazione, evocando Hitler e il nazismo come in un film di fantascienza dozzinale, e perfino alcuni gruppi femministi considerarono la fecondazione assistita come un esproprio del potere di generare della donna, a Palermo la rivoluzione Fivet prese forma e consistenza tra la clinica Candela, messa a disposizione da Eva Candela, zia di Cittadini, e le strutture pubbliche: nel 1984, il 18 maggio, nacque Eleonora Zaccheddu, la prima bambina concepita in Italia al di fuori del grembo materno, a opera di un'équipe totalmente italiana, quella guidata da Cittadini. «Le tecniche di fertilizzazione sono rivolte a far nascere bambini, il che corrisponde a un gesto di positività e ottimismo». L'Imi, l'Istituto materno infantile, struttura medica pubblica d'avanguardia, prima che burocrazie e baronati mettessero fine a quell'esperienza, fu un altro tassello di quel mosaico, che voleva dare un frutto a un atto d'amore. Un percorso interrotto dalla legge 40 che, smantellata, permise a quelli che per il mito aborigeno sarebbero gli uomini-medicina, dotati di poteri magici e capaci, durante il «tempo del sogno» di dare la fertilità, di tornare a lavorare. Fu così per Cittadini e tutti i colleghi italiani, ma sempre tra mille difficoltà poste in questo probo paese. «Noi medici da un giorno all'altro non abbiamo più potuto fare ciò che ci veniva suggerito dalle più recenti ricerche scientifiche. Ossia il congelamento quando era necessario, come nel caso di iperstimolazioni, o per più di tre embrioni fecondati. Né la diagnosi preimpianto per le coppie a rischio di alcune patologie gravi». Trasferiamoci a oggi: «Dei 400 mila euro annuali stanziati dal governo per le 5 regioni più povere, il 70% va al pubblico. Noi, esaurita la piccola cifra che ci tocca, dobbiamo fermarci. Le coppie sono paralizzate, in attesa dei «Lea», cioè le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente e che includono anche i cicli di fecondazione: 880 mila euro per tutti i Lea, a fronte di una valutazione di circa tre miliardi necessari. Ma non sono mai arrivati e ormai si attenderà il nuovo governo. Nel frattempo la domanda cresce, anche a causa dell'età media avanzata delle donne che ricorrono alla fecondazione in vitro e che hanno bisogno di più cicli. Alimentiamo così una emigrazione sanitaria per migliaia di coppie in cerca di prestazioni convenzionate, a volte verso centri gestiti da personale medico e biologico da noi stessi addestrato». Eppure si procede, vincendo ostacoli materiali, resistenze culturali e morali, condizionamenti sociali, contrarietà burocratiche. Gli italiani sono più avanti di governanti troppo concentrati sui loro pasticci ingloriosi per incentivare l'educazione alla libertà. Che non è altro che educazione sentimentale.. Un convegno internazionale ripercorrerà i risultati e i progressi della scienza dopo il primo concepimento in vitro.
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